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Bellini e la Norma: gusto e cultura

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Chi non ha mai ascoltato “Casta Diva”, forse interpretata dal soprano greco Maria Callas? Ebbene, questa famosa composizione è tratta dall’opera più popolare di Vincenzo Bellini, noto compositore catanese a cui, nella sua città, sono dedicati il Teatro Comunale, la Villa Comunale, l’Aeroporto e l’Istituto superiore di Studi musicali di alta formazione.

Vincenzo Bellini nacque a Catania nel 1801; dopo aver ottenuto un sussidio dall’Intendente di Vallo (la sua famiglia, infatti, versava in precarie condizioni economiche) andò a studiare a Napoli e poi a Milano. Molte opere, commissionate al talento catanese, furono rappresentate alla Scala di Milano; tra queste “Il Pirata”, “La straniera” e “La sonnambula”.

Bellini raggiunse la sua massima popolarità con “La Norma” che, negli anni a venire, diventerà la sua opera più famosa, nonostante all’epoca la sua prima sia stata un flop.

La “Norma”, rappresentata alla Scala nel 1831, riflette lo stile di Bellini: romantico, malinconico e sognante. La composizione della musica fu abbastanza rapida, le prove, invece, furono piuttosto travagliate: l’artista compose otto diverse rielaborazioni per facilitare l’esecuzione a Giuditta Pasta, una delle più famose cantanti liriche del XIX secolo che divenne, per Bellini, l’interprete ideale nonché il suo ennesimo flirt.

Basata su una tragedia di Alexandre Soumet, la “Norma” è ambientata nell’antica Roma e racconta della sacerdotessa Norma, amante segreta del proconsole Pollione che, allora, la abbandonò. Pollione, fatto prigioniero dai Galli, si rifiuta di rivelare il nome della sacerdotessa e per questo viene condannato a morte; pertanto, Norma si dichiara colpevole e viene uccisa insieme al suo amato.

Ma non tutti sanno che una specialità catanese è dedicata all’artista, come tributo culinario: la “pasta alla Norma”, anche se qualcuno ne associa la nascita a Nino Martoglio, noto attore teatrale catanese. Secondo la prima versione, un cuoco siciliano creò questa pasta per la sera del debutto dell’opera. Secondo la seconda versione, invece, durante un pranzo a casa di Musco, l’attore, assaggiando la pasta, urlò alla cuoca in dialetto siciliano “Signora Saridda, chista è ‘na vera Norma!”. (tradotto: “Signora Sara, questa è la vera Norma!”); un’espressione che denota qualcosa fatto con i massimi standard.

In ogni caso, questa delizia locale è un omaggio indiretto e sentito al compositore catanese.

Infatti, per chi viene a Catania e vuole gustare i sapori tipici del nostro territorio è d’obbligo mangiare la “Pasta alla Norma”, uno dei primi piatti più amati della tradizione siciliana!

La ricetta è facile e veloce e si compone di pochi e genuini ingredienti: salsa di pomodoro, melanzane e ricotta salata:

cuoci il passato, di solito maccheroni, e prepara il sugo: taglia i pomodori e falli cuocere in una padella con olio e cipolla; poi, passali al setaccio. Taglia le melanzane a fette o a cubetti e friggile in una padella abbondantemente oliata; scola la pasta e condiscila con il sugo, le melanzane fritte e una ricca grattugiata di ricotta salata.

A cura di Luana Indelicato

Traduzione a cura di Giulia Cusumano